
A Chelsea, tra eleganti architetture vittoriane e i caratteristici edifici in mattoni rossi, Antonio
Girardi firma una residenza che mette in dialogo cultura progettuale italiana e tradizione
britannica.
L'architetto dà vita a una casa dal respiro internazionale che conserva l'identità storica
dell'immobile e introduce un linguaggio contemporaneo fatto di materiali ricercati,
proporzioni misurate e dettagli disegnati su misura. Gran parte degli arredi e delle finiture nasce
infatti dal lavoro di artigiani italiani, il cui sapere diventa parte integrante del progetto.

Per Antonio Girardi ogni intervento inizia da ciò che merita di essere conservato ed è proprio da questo approccio che nasce la residenza di Chelsea, dove il soffitto ottocentesco originale diventa il fulcro dell'intero progetto. Ogni nuovo inserimento è pensato per valorizzarne l'identità, anziché competere con essa, lasciando che ottone, marmi naturali, superfici riflettenti e volumi dalle linee morbide instaurino un dialogo armonioso con l'architettura storica.

La grande libreria in ottone, progettata su misura dallo Studio Girardi, diventa il cuore della zona giorno. Non è pensata come semplice contenitore, ma come un elemento architettonico capace di organizzare lo spazio, accompagnare la luce naturale e scandire il ritmo del living. Tra libri, oggetti vintage e una selezione di ceramiche Venini e Ginori, la libreria restituisce il carattere cosmopolita della casa, trasformandosi in un racconto dell'identità dei suoi abitanti.

La stessa attenzione al dettaglio si ritrova in ogni ambiente della casa. Il camino, disegnato dallo studio, dialoga con uno specchio veneziano del primo Novecento, mentre il coffee table in ottone e le geometrie morbide di divani e sedute alleggeriscono il rigore dell'architettura esistente. Nell'angolo living, una lampada post-industriale in ottone lucido e una poltrona in pelle di modernariato completano una composizione che alterna memoria e contemporaneità. Nella camera da letto, uno specchio ovale di Cristal Arte, in ottone e cristallo degli anni Cinquanta, introduce un raffinato accento di modernariato perfettamente integrato nel progetto. Nulla appare imposto, tutto sembra appartenere naturalmente allo spazio.

La stessa coerenza progettuale accompagna ogni ambiente della residenza. La cucina, essenziale e luminosa, si apre sul paesaggio urbano di Chelsea e integra elettrodomestici Gaggenau, scelti per il loro rigore formale e la qualità delle finiture. Nella sala da pranzo, tavolo, sedute e lampadario, realizzati da artigiani toscani su disegno dello Studio Girardi, riaffermano il valore della manifattura italiana come parte integrante del progetto.

Anche gli spazi più raccolti diventano occasione di sperimentazione. Il bagno ospiti sorprende attraverso il dialogo tra la carta da parati IKSEL e il lavabo in Onice Pink di Antolini, trasformando uno spazio di servizio in uno degli ambienti più scenografici della casa. Il bagno padronale, invece, valorizza il marmo Calacatta Gold di Antolini, accostato a finiture in ottone che ne esaltano la matericità.

Il soppalco, concepito come studio privato e affacciato sul living, ospita una scrivania disegnata dallo Studio Girardi, una lampada d'artista degli anni Cinquanta e una chaise longue rivestita nel tessuto Tiger Mountain di DEDAR. Da questa posizione privilegiata il soffitto storico si rivela in tutta la sua ricchezza decorativa, mentre una selezione di opere d'arte contribuisce a definire il carattere collezionistico dell'ambiente. Anche la scala in ottone e la panca d'ingresso, realizzata da artigiani toscani su disegno dello Studio Girardi e rivestita in tessuto Rubelli, raccontano la volontà di costruire un dialogo continuo tra artigianalità e ricerca progettuale. A completare l'intervento, tappeti realizzati da artigiani napoletani in tessuti JAB, che accompagnano con discrezione la continuità materica dell'intera abitazione.

Con questa residenza londinese Antonio Girardi conferma una visione progettuale che mette al centro architettura, materia e cultura. Un approccio che non cerca di italianizzare Londra né di reinterpretarne gli stereotipi, ma costruisce un equilibrio autentico tra due identità. Il design diventa così, prima di tutto, un gesto di ascolto verso il luogo che lo accoglie.

